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ALFRED ADLER

e la Psicologia Individuale

La teoria e il metodo di cura elaborati da Adler hanno una precisa originalità. La creatività che ha portato alla costruzione dell’impianto teorico della Psicologia Individuale consiste nell’aver trovato delle linee di collegamento tra le diverse dimensioni dell’esperienza. Adler ripensò in modo acuto alla storia della sua vita, ordinò in modo attento le osservazioni che come medico andava compiendo,  partecipò in modo attivo alla vita sociale e visse da protagonista lo spirito degli eventi che andavano accadendo. Operò tra questi elementi una fusione creativa facendone emergere una teoria in grado di spiegare la realtà psicologica dell’uomo. Figlio del suo tempo, trasse anche ispirazione dalle idee presenti nel tessuto della cultura d’inizio secolo e utilizzò come mattoni concettuali idee di altri pensatori. È, infatti, possibile rintracciare le fonti del pensiero adleriano in Marx, Darwin, Nietzsche, Bachofen, Vahingher; in pensatori del passato come Aristotele, nei filosofi stoici e in Kant.

L’opera di Adler ha avuto uno strano destino: a dispetto della limitata diffusione che la Psicologia Individuale ha avuto si può registrare un incredibile influsso delle idee di Adler sulla psicologia contemporanea. Concetti oggi largamente utilizzati e divenuti patrimonio comune si trovano già formulati nell’opera di Adler: l’unità bio-psichica dell’uomo, il complesso di inferiorità, l’aspirazione alla superiorità, lo stile di vita, la costellazione familiare, il sentimento sociale, lo spirito di cooperazione. L’affermazione che Adler abbia influenzato la moderna medicina psicosomatica, che possa essere considerato un precursore della psicologia sociale e della psicoterapia di gruppo ha un solido fondamento. Fu anche tra i primi psicologi ad applicare la psicologia al campo dell’educazione e della scuola dando alla dimensione della prevenzione una significativa rilevanza.  

Molti di questi contributi non sono stati (e non vengono tuttora) riconosciuti tanto che  Ellenberger, nel suo pregevole e approfondito lavoro “La scoperta dell’inconscio” (Boringhieri ed., Torino, 1976, p. 745)  afferma con chiarezza: “…oggi assistiamo allo sconcertante fenomeno di una negazione collettiva dei meriti e del lavoro di Adler e alla sistematica attribuzione di tutto ciò che è stato elaborato da lui ad altri Autori. Vi sono numerosi esempi di psicoanalisti che, utilizzando alcune delle più originali scoperte di Adler, hanno asserito che si trattava di concetti implicitamente contenuti negli scritti di Freud o di aspetti trascurati del pensiero freudiano. Anche quando Adler è menzionato vi è sempre una premessa in cui si dice che, nonostante appaiano delle analogie con le idee adleriane, si tratta di concetti sostanzialmente diversi”. È difficile trovare un autore tanto “saccheggiato e copiato”, non citato nelle bibliografie, verso cui non si senta il dovere di tributare la giusta riconoscenza.

Cenni di tecnica terapeutica
Per Adler gli obiettivi del lavoro terapeutico consistono nel riportare i pazienti a sperimentare la fiducia in sé stessi e nei propri simili, a ridurre la distanza tra se e il mondo e ad affrontare i compiti e le responsabilità finora evitati. Nel percorso verso il benessere il terapeuta adleriano sa che i miglioramenti del paziente inizieranno a manifestarsi progressivamente con lo smascheramento delle prime finzioni, con la riduzione di un approccio egocentrico, con lo sviluppo del sentimento sociale e con l’incremento delle capacità di cooperare in un’ottica di sana autoaffermazione. Quest’ultima verrà avvertita come costruttiva  se in grado di favorire la crescita del paziente e del gruppo sociale a cui appartiene.

Gli obiettivi del lavoro terapeutico vanno perseguiti attraverso un lavoro costante e approfondito che Adler pensava dovesse articolarsi in più momenti:


  1. ​​​​un primo momento di esplorazione dei diversi aspetti della vita del paziente, attuato ripercorrendo gli accadimenti della sua vita. È il piano della raccolta dei fenomeni, ricostruiti attraverso i ricordi dell’infanzia, delle relazioni all’interno della costellazione familiare, delle esperienze scolastiche, delle amicizie infantili e poi adolescenziali, dello sviluppo sessuale, della scelta del lavoro, della vita affettiva, del matrimonio e così via.

  2. con il procedere del lavoro, il terapeuta si impegna a ordinare e collegare le emozioni, i sentimenti, le fantasie, i pensieri e le azioni alla ricerca del teleologismo verso cui il paziente tende e delle strategie che a tale scopo ha messo a punto. Lo psicologo individuale procederà come un astronomo che voglia determinare la traiettoria di una nuova stella: fisserà un certo numero di posizioni successive in base alle quali ricostruire il percorso e la direzione seguita dalla stella. È questo il piano della ricerca dei significati simbolici in cui il paziente è portato a comprendere che il senso creativo che attribuisce agli aspetti della sua vita, a ciò che è accaduto e che accade, dipende dalle opinioni che si è formato fin dalla prima infanzia.

  3. L’esplorazione dei significati aiuta il paziente a comprendere le proprie costruzioni finzionali, strutturate in passato per auto-proteggersi, ma che nella realtà  attuale, presentano carattere disarmonico. Il paziente e il terapeuta ricostruiscono la peculiare organizzazione delle componenti affettive, volitive e relazionali sviluppate rispetto a sé stesso e ai rapporti tra sé e l’ambiente. È questo il piano delle interpretazioni che porta a ricostruire lo stile di vita del paziente.

  4. Le mete inconsciamente perseguite fin dall’infanzia e le finzioni costruite per auto-proteggersi (comprese e interpretate come parte dello stile di vita) richiedono una riformulazione secondo un’ottica più adulta. Questa è una fase delicata perché al paziente è richiesto di progettare un nuovo orientamento, decidendo di accantonare i finalismi di derivazione infantile. In questa fase del lavoro terapeutico il paziente deve sentire il terapeuta particolarmente vicino, figura che lo accompagna, per dirla con Adler, come un amico che ne sa di più.

  5. La bontà di ogni progetto, è ben noto, dipende dalla sua traduzione nella realtà; se resta nella sfera delle idee non è trasformativo. È necessario il coraggio per avviare delle modifiche, dapprima sul piano del comportamento e, a seguire, su quello degli atteggiamenti. Questa parte del lavoro terapeutico è definita da Adler fase del collaudo; solo la sperimentazione nella realtà potrà decondizionare dalle abitudini del passato e consolidare nel tempo le nuove e più sane acquisizioni comportamentali. Anche in questa fase il sostegno e l’incoraggiamento del terapeuta sono di capitale importanza.

  6. Le fasi di lavoro teorizzate da Adler non sono da intendersi come definite in un rigido ordine sequenziale, ciascuna propedeutica all’altra. Si tratta di momenti che sfumano l’uno nell’altro in un processo di progressive riconsiderazioni con un andamento che richiama l’immagine della spirale piuttosto che il percorso di una linea retta.


Bibliografia:

.Adler, A., (1920), Teoria e Prassi della Psicologia Individuale, Astrolabio, Roma, 1992
.Adler, A., (1927), Psicologia Individuale e conoscenza dell’uomo, Newton Compton, Roma, 1994
.Adler, A., (1931) Ciò che la vita dovrebbe significare per voi, Newton Compton, Roma,1994
.Adler, A., (1933) Il senso della vita, De Agostini, Novara, 1990
.Ansbacher, H., Ansbacher, R., La psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, Firenze, 1997
.Ellenberger, H.F. La scoperta dell’inconscio, Boringhieri, Torino, 1970
.Parenti, F., Alfred Adler, Laterza, Bari, 1990
.Parenti, F., La Psicologia Individuale dopo Adler, Astrolabio, Roma, 1987
.Sanfilippo, B., (a cura di), Itinerari adleriani, Franco Angeli, Milano, 1998