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  • Francesco Bocci

Guardando al dopo...

„Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.“ Haruki Murakami


Guardando al "dopo"; ogni crisi, come ogni guerra, e questo virus è una guerra moderna, cambia inevitabilmente le abitudini e gli atteggiamenti dell'uomo.


Poi certo, qualcuno farà finta di niente e cercherà di proporre la stessa identica routine di prima, ma altri invece faranno un "salto", a livello di consapevolezza e di coscienza.


Perché ogni trauma può cambiare in profondità non solo le singole persone, ma anche un intero popolo.


Ma cos'è che potrebbecambiare? Ho provato a fare un piccolo decalogo di quello che ci potrebbe aspettare, a livello di atteggiamenti...


Cambierà la nostra idea di mondo; tornerà alla nostra mente che "ci possiamo ammalare tutti", e ancora di più ci sentiremo sulla stessa barca.


Aumenterà il nostro desiderio di frequentarci e di frequentare la socialità.


Ne usciremo con una percezione diversa delle differenze.


Cambierà anche la politica; tutto ciò che "è stato prima", dopo uno shock, poi passa, sembra lontanissimo, vecchio, ammuffito.


Potrebbe crescere il nostro pensiero creativo, il nostro divenire interiore; il meccanismo circolare che ci caratterizza ed il nostro automatismo quotidiano si sono inceppati, questo ci porta alla consapevolezza che si possono anche fermare, possono cambiare.


Avremo voglia di fisicità, di sessualità, di "corpo".


Riscopriremo il valore socialmente utile della virtualità, dove non siamo noi che ci dobbiamo adattare ad essa, ma essa a noi.


Per la prima volta abbiamo provato un dramma collettivo, che verrà ricordato, abbiamo la possibilità di dare un valore nuovo alla memoria.


Ed infine, soprattutto, potremmo riscoprire una nuova spiritualità, che non sia più banalità come spesso fino ad oggi abbiamo sperimentato, ma che parta invece da una "coscienza collettiva" ritrovata che ha nelle sue corde i due grandi pilastri dell'uomo, la scienza e la fede, come due facce della stessa medaglia.


E non potrebbe succedere tutto ciò, se prima, non impariamo, come stiamo facendo, a vivere il lutto ed a riconoscere il valore del nostro innato sentimento di inferiorità.




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