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  • Francesco Bocci

Il Sè bambino che si svela...

Aggiornato il: apr 14

E' inutile giraci intorno, ormai è stato detto e ridetto da tutti, intellettuali, psicologi, psicoterapeuti, analisti, formatori aziendali, economisti, ecc... niente sarà più come prima.

Ho riflettuto molto su questa farese "niente sarà più come prima".


In questi giorni di quarantena ormai avanzata (son già due mesi), mi tornano in mente le parole del Cardinale di Milano Delpini durante la Messa di Pasqua:

"Non ho più parole da dire, in questi tempi siamo stati travolti da un'alluvione di parole che non accenna a finire e forse anche io ho messo la mia parte . Adesso non voglio più dire parole se non invocare la benedizione del Signore, che entri in tutte le case dove essere chiusi in casa è più noioso, più irritante, che arrivi la benedizione di Pasqua come un dono della gioia e che siano momenti di gioia anche il pregare, telefonare, sedere a mensa, fare lavori di cui siamo capaci".


Abbiamo bisogno di "fare silenzio". Solo così ci arriveranno quei "momenti di gioia" che Delpini fa corrispondere alla gioia pasquale. Ma perché silenzio? Non dovremo invece continuare a parlare, discutere, affermare, consigliare, ecc...? Perché forse solo nel "silenzio" e nella meditazione personale scopriremo, ancora una volta, che in questa quarantena viene svelato più che mai nella storia dell'umanità, il nostro "Sè bambino", che ha alla base una cosa che ci accomuna tutti, la "ricerca di sicurezza", condizione imprenscindibile per poter permettere alla nostra mente di creare un "movimento" che ci porterà poi alla relazione con il proprio Sè, col mondo e con l'Altro.


Ma cos'è questo "Sè bambino"? Riprendo Lo studio del Prof. Missildine (2016), quanto mai attuale oggi, sia nella clinica che per la meditazione personale. Egli ci insegna che riconoscere in noi stessi gli stili e gli atteggiamenti del bambino che siamo stati è importante oggi più che mai, in quarantena (ma anche dopo), poiché essi continuano ad agire nella nostra vita adulta, causandoci spesso sofferenza e difficoltà.


Alfred Adler fu il primo a riconoscere quanto nel "Sè bambino" ci fossero già le basi per lo "stile di vita" che poi ne uscirà nell'adulto. Per questo la sua attenzione era più che mai focalizzata sull'indagine dei primi ricordi e delle costellazioni familiari nell'infanzia.

Fu il primo a parlare di "bambino viziato" e "bambino trascurato" e delle conseguenze legate alla relazione tra fratelli.


Nella nostra mente vengono introiettati schemi psicologici propri dello stile di vita dei nostri genitori e dei loro antenati, in un'ottica transgenerazionale che ha anche risvolti antropologici importanti.


Oggi più che mai, questo mondo si sta svelando. E lo vediamo non solo in noi stessi ma in chi ci sta attorno, in coloro che ci amano. Il COVID-19 ha avuto anche questo grande potere, quello di far "riemergere dall'acqua" questi "mostri" (o "angeli", dipende).

E' quanto mai importante poterli riconoscere, recuperare, valorizzare, affrontare, amare, superare, combattere.

Amandoli, amiamo noi stessi. Avendo compassione di loro riusciremo a perdonarci. Affrontandoli potremo riscoprirci creativamente diversi ed adulti oggi.


E' il tempo del "perdono" di noi, non delle parole, come diceva Delpini.


Ed in questo tempo si svela il nostro "Sè bambino" più che in ogni altro tempo.

Tutto ciò che si prova è seriamente degno di attenzione.


L'inconscio, che diventa "incompreso" può diventare possibilmente "compreso" ad un livello di coscienza più alto e razionale.


Il solo modo di accettare il tuo "bambino del passato" è dare seriamente rispetto ed attenzione ad ogni tuo sentimento che rimanda ad esso.


Questa quarantena potrebbe quindi far riemergere in noi un Sè bambino perfezionista, comunemente assunto da persone «di successo», che puntano per la perfezione; atteggiamento estremamente esigente che richiede a noi stessi ed agli altri di dimostrare qualcosa sempre di più di quel che possiamo dare e ricevere.


Diverso è il Sè bambino coercitivo, atteggiamento fino ad oggi molto comune tra i genitori occidentali che ci rimanda ad una situazione di controllo e di dominio, di carnefice ma anche di vittima, accompagnati da una buona dose di angoscia di fallimento.


Oppure torna in noi il Sè bambino remissivo, quello passivo, che doveva sempre dire di sì, che vive la tristezza come emozione predominante. Il Sè annoiato è quello che invece è stato troppo viziato, e non ha potuto sperimentare il desiderio di "Altro". Il Sè bambino ipocondriaco appartiene un pò a tutti, quell'ansia da contaminazione e quell'angoscia di morte e di separazione da ciò che che riteniamo fonte di estrema sicurezza, che accompagna fin dai tempi antichi l'uomo occidentale. E poi ci sono i Sè bambini più deboli, fragili, quelli in cui si è creata una voragine interna, un vuoto affettivo che oggi non può che portare altro che rabbia. Quelli che hanno vissuto l'abbandono, la punizione, l'abuso, il rifiuto. Il Sè bambino trascurato. L'adulto instabile, fobico, aggressivo. In cerca di riconoscimento, di conferme.


Quanto è complessa la nostra mente, e quante sfaccettature può avere la nostra desiderata autonomia. Questa quarantena ci sta mentendo alla prova, ma quello che arriverà dopo farà pure la sua parte.


Il Sè bambino non è mai "fisso" a prescindere. Può evolversi, trasformarsi. Può sviluppare e mettere in atto il proprio Sè creativo. E' questa la nostra sfida futura.


Dott. Francesco Bocci

Psicologo, Psicoterapeuta Adleriano



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